| Il tatuaggio 5° (hard fetish) |
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| Scritto da feetliker |
| Venerdì 06 Marzo 2009 18:03 |
Feci una doccia e spalmai quella crema portentosa sui miei lividi. Non avevo un muscolo che non mi dolesse, camminavo a fatica. Mangiai e dopo mi sdraiai sul divano, rilassandomi. Chiusi gli occhi e ripensai quello che mi era successo. La rivedevo mentre mi pestava, mi frustava, gioiva del mio dolore……e mi ritrovai col sesso duro. Non lo avevo neanche sfiorato, era successo naturalmente; se c’era ancora qualche remoto dubbio, capivo di non desiderare altro che quella sadica e meravigliosa creatura si sfogasse su di me. Masochismo. Ero io l’esempio vivente. Squillò il mio cellulare, il segnale. Mi alzai e andai all’ingresso: davanti alla porta di casa mi misi a quattro zampe, lo sguardo rivolto al pavimento. Sentii la chiave girare nella serratura. Il cuore mi batteva forte: entrarono. Davanti ai miei occhi potevo vedere solo i sabot della mia padrona e vicino le calzature della sua amica: indossava un paio di scarponcini estivi, con la suola a carro- armato. Notai che erano slacciati. -Salutami merda..Abbassai la testa e leccai la punta dei suoi sabot. La sua amica appoggiò uno scarponcino sulla mia testa e schiacciò verso il basso. -Carla mi dice che sei il suo cane da botte e che sei molto bravo anche come schiavo…..vedremo….. ora saluta me! Mi spostai verso il suo scarponcino e iniziai a leccarlo. Le sentii ridere. Mi ordinarono di seguirle strisciando e raggiungemmo il soggiorno. Si sedettero e la sua amica mi porse una suola. -Lecca schiavo, puliscila per bene…..fammi vedere quanto sei verme! Infilai la lingua tra gli spazi del carro-armato cercando di rimuovere tutto; ingoiai sassolini, polvere, pezzettini di fango. Quando terminai le suole erano come nuove. L’amica si alzò e iniziò a girarmi attorno studiando come utilizzarmi. Si fermò alle mie spalle e nel silenzio più pesante mi tirò un tremendo calcio nel didietro. Mi colpì con il piatto dello scarponcino, ma il calcio fu talmente forte che stramazzai a terra. Le due padrone esplosero in una fragorosa risata. -Preparati verme, oggi ti massacriamo. Mettiti in piedi al centro della stanza, gambe divaricate e mani dietro la testa. Se t’azzardi a muoverti o a fiatare ti mando all’ospedale! L’ordine di Carla era perentorio. Mi sistemai come mi aveva detto e aspettai. Fu la sua amica a parlare ancora. -Guardami schiavo. Avrà avuto si e no 22 anni. Mora, occhi scuri, abbastanza carina. Il suo sguardo era penetrante, severo. Non mi accorsi neanche di cosa stava facendo. MI tirò un ceffone che mi fece piegare la testa; per poco non caddi per terra. -Ho detto fermo! E me ne tirò un altro. La testa mi cominciò a ronzare. Carla si sistemò alle mie spalle. Dopo pochi secondi mi tirò una frustata centrando in pieno le natiche. Emisi una specie di muggito. Stava usando un cane, un bastone di legno molto sottile, che brucia tremendamente. Mi diede 20 colpi. Riuscii rimanere in silenzio mentre la sua amica si godeva la scena. Stavo per mettermi a piangere dal dolore. Quando Carla terminò, Giulia (così si chiama la sua amica) iniziò a strizzarmi i capezzoli tra le sue dita. Stringeva e li torceva godendosi le mie smorfie. Quando li lasciò erano gonfi e violacei. - A quattro zampe, cane bastardo Sentii che si spogliavano e armeggiavano con qualcosa. Poco dopo Giulia si mise davanti a me ordinandomi di guardare. Indossava uno strapon di dimensioni enormi. Con un diametro spaventoso; Giulia non riusciva neanche ad impugnarlo completamente. -Lo vedi questo pisellino? Tra poco te lo regalerò… Ti conviene succhiarlo per bene, sai…abbiamo finito il lubrificante. Muoviti merda, lecca e succhia.. Per quanto spalancassi la bocca riuscivo a mala pena a far entrare la cappella di quel coso enorme. La leccavo tentando di insalivarla il più possibile. Nel frattempo Carla era alle mie spalle e mi aveva infilato un altro vibratore nel didietro. Quasi non lo sentii entrare. Carla si sedette sulla mia schiena dando le spalle a Giulia e impugnò il vibratore cominciando a farlo andare avanti e indietro. Tentai di rilassare i muscoli rettali il più possibile ma quell’enormità allacciata alla vita di Giulia mi stava slogando le mascelle. Carla si alzò, sfilò il vibratore e fece un cenno a Giulia. Lei si spostò alle mie spalle, inginocchiandosi e mettendosi in posizione. Appoggiò la punta dello strapon al mio sedere e attese. Carla si abbassò… -Ora ti sfondiamo il culo, vedrai... Stai fermo, non ti muovere, soffrirai di meno…..almeno, credo, vero Giulia? Tu dici di no? ..ah-ah- ah… e apri questa bocca… Mi cacciò fino in gola i suoi slip e quelli di Giulia, poi mi tappò la bocca con dello scotch da pacchi. - Così non urlerai….preparati cagna…….. Giulia iniziò a spingere. Per quanto Carla mi avesse dilatato quel mostro era veramente enorme. Cominciai a sudare, a tremare, mentre lo sentivo penetrarmi. Tentavo di rilassarmi il più possibile ma non riusciva ad entrare. Carla si mise vicino a Giulia incitandola a distruggermi. Lei non se lo fece ripete due volte e spinse con maggior forza. Sentii le fibre muscolari sgretolarsi mentre mi penetrava. Iniziai a tremare talmente che quasi non mi reggevo sui palmi delle mani. Ad ansimare. Non sentivo più nulla. Una tremenda fitta partì dalle natiche e attraversò il mio corpo giungendo al mio cervello. Il mostro era entrato e Giulia spingeva quell’enormità dentro di me. Mi sentii completamente violato. E Giulia affondava sempre di più dentro di me. La sentivo fino al cervello, non connettevo più. Poi si fermò. -Sai una cosa Carla… questa brutta troia ne hai già preso metà……e scommetto che gli piace... Risero, poi sentii la sua mano accarezzare le mie palle e poi il mio sesso. Solo in quel momento mi resi conto che era teso e duro come il marmo. Giulia si slacciò lo strapon lasciandomelo infilato dentro. Venne davanti a me e iniziò a sputarmi in faccia. -Sei una puttanella rotta in culo, una vacca da mungere, una cagna da fottere, un frocio da marciapiede. Ti stiamo sfondando e godi……sei meno di una merda. Mi tirò una pedata sulla guancia. Caddi per terra. E così iniziarono i calci. Per fortuna erano scalze, ma mi fecero comunque parecchio male. Lo strapon mi lacerava e sentivo le interiora bruciare come se avessi del fuoco all’interno. Le due padrone mi colpirono alle gambe, al petto, alle braccia. Le sentivo ansimare mentre ero inebetito. Ero quasi senza fiato quando si fermarono. - A pecora, ora, merda… . Non so dove trovai le forze ma ci riuscii. Ero completamente sfinito, non reagivo più. Una di loro due mi sfilò lo strapon. Allora crollai per terra, iniziai a piangere. Mi avevano distrutto. Carla si avvicinò, mi tolse lo scotch dalla bocca e prese le due mutandine. - Bene, sono pulite, sei una brava lavatrice. Meriti un premio. Sdraiati a faccia in su. Giulia prese uno scarponcino e me lo posò sulla faccia dalla parte di dove si calza. -Annusa schiavo, senti che buon profumo hanno i miei piedi. Forse dopo te li farò leccare ahahah L’odore era quasi nauseabondo. Un misto di sudore e cuoio che mi attanagliò la gola. Lo tenne così per un pò continuando ad insultarmi. Poi Carla mi ordinò di seguirla in bagno. Prese dall’armadietto un tubetto e iniziò a spalmarne il contenuto nel sedere.. Quella che stava spalmando era comunque una pomata cicatrizzante fatta apposta per certe lesioni. -Hai 10 minuti per riprenderti, poi torna di là. Quando le raggiunsi e le trovai che chiacchieravano. MI accucciai ai loro piedi e aspettai. Notai che i piedi di Giulia erano senza alcun dubbio sudati e sporchi. Evidentemente si era preparata per l’incontro.. - Allora, schiavo, ti piace prenderlo in culo, vero? Ahhhh, rispondi! - Sì Signore… - Sì cosa??? Parla chiaramente, dicci cosa hai provato ahahah Esitai, ma un calcio violento sulla faccia mi richiamò all’ordine.. - Mi è…. mi è…. piaciuto, uhm…. Prenderlo…. - Dove, stronzo, eh? Un altro calcio, sulla fronte. - In… Ancora un calcio, sulle labbra. - In culo, vero? Ah, ah, ah? - Si, si… padrone… - Si cosa? - Sono… Esitai e il nuovo calcio in bocca non si fece attendere… - Sei la nostra puttana, ripeti… la nostra checca da sfondare, ripeti, merda… Ubbidii.. - Bene, ma adesso ci vogliamo divertire un po’ noi. Vai Giulia, è tutto tuo… Si alzò e iniziò a girarmi attorno mentre Carla spalancò le gambe. Giulia aveva impugnato il gatto a nove code. Iniziò a frustarmi. Mi colpiva sulle gambe, sul didietro martoriato, sulla schiena. Colpi precisi, secchi. Un male tremendo. Mentre le frustate si abbattevano sul mio corpo potevo sentire Carla che incitava la sua amica. - Più forte, voglio godere mentre questa merda soffre, dai, insisti sul culo, gli farà più male….. La voce di Carla si faceva sempre più ansimante… si stava masturbando. - Dai, più forte, massacralo…piegalo in due. Daiiiii, più forteeee…….dai che vengoooooo Giulia si accanì sul mio corpo frustandomi con tutte le sue forze…….ero allo stremo delle forze……Carla esplose in un orgasmo liberatorio…..ma Giulia non si fermava…….Era come se io non esistessi….continuava a frustarmi senza pausa……..finché non arrivò anche lei all’ orgasmo…..un orgasmo mentre mi frustava…..Allora mollò il gatto a nove code e si abbandonò sul divano……Crollai per terra……ero senza fiato, senza forze, senza nulla…….ma incredibilmente il sesso era duro e bagnato…….Carla si alzò e mi guardò….. Ora devi venire, lurido schiavo…..pregami di farti male e godi, lurido cane bastardo, voglio che vieni mentre ti pesto, ma non ti toccare, vedrai che godrai lo stesso…..forza, pregami.. - Padrona la imploro di picchiarmi finchè non godrò, sono il suo schiavo, mi usi, mi.. Non mi fece neanche finire. Si avventò sui miei capezzoli iniziando a stringerli e a torcerli…..Vedevo le stelle dal male, poi si alzò e iniziò a prendermi a calci. Ero per terra completamente indifeso. Mi colpiva da tutte le parti e ad ogni calcio era un insulto. - Godi schiavo, lo so che ti piace, avanti, vieni cane rognoso, ho detto che devi godere, dai schiavo, schizza, godi mentre ti massacro… Non avrei mai pensato di arrivare a tanto. Mi stava pestando ed ero eccitato! Più mi colpiva a più sentivo crescere la voglia di godere. All’ennesimo calcio esplosi. Ero incredulo, esausto, sfinito. Carla mi lasciò alcuni minuti per riprendermi. - Hai sporcato, cane schifoso… e ora pulirai.. Sputò sul mio seme imitata da Giulia. Mi fecero leccare il pavimento fino a pulirlo perfettamente. Ma non era ancora finita. Carla mi afferrò per i capelli e mi trascinò fin davanti al divano. Avevo i piedi di Giulia a meno di 2 centimetri dal mio viso. - Adesso devi ringraziare Giulia…….. Lei sollevò un piede piantandomelo sulla faccia - Lecca schiavo, lecca i piedi della tua padrona. E lecca bene, altrimenti ti spezzo le ossa a frustate Iniziai dalla pianta. Lentamente, dal tallone fino alle dita. E ritorno. Poi la lingua tra le dita, rimuovendo il sudore, le tracce di sporco. Lei mi infilava il piede in bocca fino a metà; io succhiavo le dita. Passai così almeno mezz’ora, prima i suoi piedi poi quelli di Carla, non meno indecenti. Le due padrone ridevano di me. Quando furono soddisfatte Carla si rivolse a Giulia. - Ci siamo stancate abbastanza…Schiavo vai a prendere due birre, poi lasciaci sole. Tornerai da noi tra 15 minuti esatti. Abbiamo voglia di fare due passi….ah-ah-ah- ah! Dopo quell’inferno l’idea di essere calpestato da loro mi spaventava non poco…..ma d’altronde non era quello che desideravo?………. ……….continua…….. |
| Ultimo aggiornamento Martedì 21 Luglio 2009 14:28 |

Feci una doccia e spalmai quella crema portentosa sui miei lividi. Non avevo un muscolo che non mi dolesse, camminavo a fatica. Mangiai e dopo mi sdraiai sul divano, rilassandomi. Chiusi gli occhi e ripensai quello che mi era successo. La rivedevo mentre mi pestava, mi frustava, gioiva del mio dolore……e mi ritrovai col sesso duro. Non lo avevo neanche sfiorato, era successo naturalmente; se c’era ancora qualche remoto dubbio, capivo di non desiderare altro che quella sadica e meravigliosa creatura si sfogasse su di me. Masochismo. Ero io l’esempio vivente. Squillò il mio cellulare, il segnale. Mi alzai e andai all’ingresso: davanti alla porta di casa mi misi a quattro zampe, lo sguardo rivolto al pavimento. Sentii la chiave girare nella serratura. Il cuore mi batteva forte: entrarono. Davanti ai miei occhi potevo vedere solo i sabot della mia padrona e vicino le calzature della sua amica: indossava un paio di scarponcini estivi, con la suola a carro- armato. Notai che erano slacciati. -Salutami merda..

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